SANTO ALLIGO – LA GENESI DI PIPPO, L’IPPOPOTAMO DEI PANNOLINI LINES

L’ippopotamo scolpito in poliuretano espanso da Piero Gilardi in due pezzi viene abbandonato dopo una prima serie di caroselli. Sulla base di un logotipo al tratto – preso da una rivista americana, e per il colore azzurro da una scultura dell’antico Egitto – Testa e l’art senior Aldo Lanfranco, affidano a me, grafico e scultore alle dipendenze dell’agenzia, la realizzazione di un’ippopotamo che si possa muovere (foto).

Pippo1

Realizzo, con coltello e forbici, un primo modello in poliuretano e succesivamente l’opera in scala reale. Lo proviamo in corso Massimo d’Azeglio a Torino, ma questo primo Pippo non soddisfa pienamente la direzione (foto).

Pippo 1 VersPrima versione di Pippo; fotografia scattata durante la prova fatta in corso Massimo d’Azeglio a Torino, anno 1967.

Su disegno di Silvano Guidone, altro art dell’agenzia, ne scolpisco uno nuovo in grandezza naturale, ma anche quest’ultimo non incontra il gusto di Testa (foto).

Pippo 2 VersPippo seconda versione; sulla destra un sorridente Santo Alligo, anno 1967.

Faccio un nuovo modellino sulla base di miei disegni – Testa ha altro cui pensare perché sta trasferendo l’agenzia da corso Massimo in corso Quintino Sella – questa volta con risultati soddisfacenti.   Per i meccanismi interni mi faccio aiutare da Antonello Beniamino, fotografo dello Studio con il pallino della meccanica. Con le dovute modifiche per renderlo più agile nei movimenti, proviamo l’ippopotamo a Valle Ceppi, con il regista Corrado Farina che però non se la sente di girare i caroselli. Correva il 1967.
La regia dei caroselli sarà affidata ad Ezio Perardi: i due ragazzi all’interno del pupazzo sono Loris Dalmasso e Walter Danzero, dipendenti dello Studio. Compio 18 anni e parto per il servizio militare. Circa quattro anni dopo, l’agenzia mi affida la realizzazione di un nuovo Pippo, perché il primo si è deteriorato (foto).

Pippo 3 VersSanto Alligo durante la realizzazione di un nuovo Pippo, in sostituzione del precedente ormai deteriorato; anno 1971/72.

Per questo secondo, chiedo ad un amico, il chimico Remo Testa di fare una vernice azzurra che renda la pelle dell’ippopotamo più resistente e meno soggetta all’usura.
Nel 1972 si conclude la mia collaborazione con l’agenzia Testa. Dieci anni dopo quest’ultima mi chiede di scolpirne un terzo in sostituzione del deteriorato secondo, ma il mio impiego in altra agenzia lo impedisce. Così lo Studio Testa si rivolge, per una nuova copia, a Silvio Conti che si fa coadiuvare dal Danzero, impiegati come scenografi alla Delfa Film.
Sulla lavorazione di quest’ultimo “La Stampa”, nel 1984, pubblica un articolo che innesta una piccola querelle – mai risolta – tra me e Testa.

Santo Alligo, 2 gennaio 2006 per Mondocarosello.com

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