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Quando Fred Buscaglione, in una fredda mattina d'inverno, trovò la morte in un tragico incidente stradale, aveva appena terminato di "girare" una serie di "shorts" pubblicitari per la rubrica televisiva “Carosello”. Era stato un lavoro non facile, preceduto da un lunghissimo periodo di accordi. Dapprima Fred non aveva accettato la parte che gli si offriva per ragioni di ordine economico, poi era stata Anita Ekberg —partner del cantante in questa "serie"— a fare le bizze: ma alla fine, dopo aver sborsato un bel mucchietto di milioni, i produttori e la casa commerciale che intendeva usare per la sua pubblicità i due noti attori, erano riusciti a superare tutte le difficoltà. -Il "problema Buscaglione"- Dopo la morte di Buscaglione sembrò che tutto il lavoro dovesse andare a monte e che gli "shorts" non potessero essere più presentati. "Che impressione farà allo spettatore vedere un prodotto reclamizzato da una persona morta?" si chiedevano i responsabili della pubblicità della ditta inserzionista, di null'altro preoccupati che del prodotto che dovevano vendere "Lo spettatore se la sentirà di comperare la nostra merce?". Pensa e ripensa alla fine i "tecnici" della pubblicità decisero che gli shorts avrebbero potuto andare in onda. Ma a questo punto sorsero altre difficoItà, dovute, questa volta alla SACIS. Come vi abbiamo detto nella prima puntata di questa inchiesta, la SAClS è la società costituita dalla RAI-TV, della quale é presidente lo stesso consigliere della RAI, ing. Marcello Rodinò di Miglione, e che è destinata a stipulare i contratti con le diverse ditte che intendono fare la pubblicità alla televisione. Ma l'attività della SACIS non si limita a questo ruolo che potremmo definire amministrativo. La società esercita anche una ferrea vigilanza sul contenuto delle pellicole, esercita, cioè, una vera e propria censura. "Questo si può dire, decretano i funzionari della SACIS, e quest'altro no, questo prodotto si può presentare e quello no, questa scena va tagliata" e via di questo passo. E' cosi accaduto che il titolo della serie pubblicitaria presentata dalla Ekberg e da Fred Buscaglione non piacesse a quegli egregi funzionari. Il titolo era: "Olimpiadi-bis 1960". "No, no, ha detto un capo servizio della SACIS, questo titolo proprio non va, dovete cambiarlo". Le ragioni? Non si conoscono: mistero assoluto. Fatto sta che, nonostante le proteste dei produttori e della ditta interessata, il titolo è stato soppresso ed oggi, come voi tutti potete vedere, se seguite Carosello, i filmetti della Ekberg e di Buscaglione non hanno titolo. I funzionari della SACIS si sono quindi concentrati sul dialogo dei filmetti. Ma purtroppo anche su questo punto si sono rivelati scontentissimi. Sapete che in questi "shorts", che sono stati scritti da Chiocchio, quello che per anni è stato il paroliere di Buscaglione, il povero cantante fa la parte di un gangster, ripetendo il personaggio delle sue canzoni e, prima che intervenisse la censura, negli shorts si parlava spesso di cadaveri o di o "pupe", ma i severi censori hanno fatto togliere queste parole dicendo volta a volta che la scenetta era troppo "macabra" o era "immorale". E così i tagli non si sono più contati. -No al seduttore- D'altra parie la SACIS è un vero e proprio incubo per i produttori e i soggettisti. Una volta Dapporto aveva interpretato degli shorts che avevano per titolo: "Il manuale del seduttore", ma la parola "seduttore" è stata cancellata con un grosso segno rosso ed al suo posto è stata messa quella, meno "immorale" secondo i censori, di "conquistatore". Recentemente una società di cipria aveva inserito in un filmetto pubblicitario la immagine di un bambino di otto mesi con il sederino scoperto, mentre veniva incipriato dal dottore. Ma anche quel sederino è stato tolto, sempre in nome della "decenza" e della "morale". Episodi del genere potrebbero raccontarsi a centinaia. Questa censura sulle trasmissioni pubblicitarie non è, d'altra parte, una triste prerogativa italiana. Anche in America, ad esempio, vige in proposito un vero e proprio "codice" che stabilisce tutto quello che si può e non si può far vedere: così il codice proibisce di presentare la pubblicità di liquori forti, mentre raccomanda di presentare con moderazione vini e birra, proibisce ogni pubblicità di stregoni, occultisti, maghi che leggano la mano o predicano il futuro. Si autorizza la pubblicità delle armi da fuoco solo nei limiti delle armi consentite dalle leggi federali e locali e si vieta ogni pubblicità in cui appaia un'offerta di lavoro. Insomma, in fatto di censura, americani ed italiani possono dichiararsi alla pari. -Samurai e pubblicità- Dato che abbiamo passato i confini d'Italia per parlare degli Stati Uniti, vi racconteremo qui un divertente "short" pubblicitario giapponese. Dovete sapere che nel paese del Sol Levante uno dei personaggi più vivi nella tradizione è quello del Samurai (vi ricordate il film giapponese recentemente presentato dalla televisione italiana, dal titolo "i sette Samurai"?) un cavaliere medievale che, come i nostri cavalieri di ventura, dedicava la propria vita a compiere imprese coraggiose, a proteggere le donne e gli oppressi (ma qualche volta quei cavalieri erano anche degli emeriti mascalzoni). Il personaggio del Samurai e stato ripreso oggi dalle ditte commerciali del Giappone per farne l'eroe di alcuni "shorts" pubblicitari. Eccone uno; due "Samurai" coperti di meravigliose corazze, armati di due spadoni ritorti, lunghi da qua a la, si scontrano in campo aperto e se le danno di santa ragione. E' una lotta emozionante, all'ultimo sangue. Alla fine uno dei cavalieri è steso a terra, il volto insanguinato e negli occhi il terrore della morte. L'altro gli è sopra puntandogli addosso il suo spadone. Da lui si attendono feroci parole di condanna e di vendetta, prima di sferrare il colpo fatale ed invece le parole del samurai vittorioso, al suo avversario suonano così: "cretino, sei stato sconfitto perchè non usi, come faccio io, pasticche Pik. Le pasticche Pik, sono le sole che diano forza, coraggio e ritemprino l'organismo". Da noi, invece, trionfa la pubblicità dei budini, delle acque frizzanti e del brodo. A proposito di brodo ci viene in mente un significativo episodio che dimostra come sia diffìcile il lavoro dei tecnici della pubblicità, quando debbono preparare i soggetti per i filmetti pubblicitari. -Il "dado" sbagliato- Tempo fa furono presentati alcuni shorts pubblicitari di un dado per fare il brodo. Tra l'altro si vedevano scenette di questo genere: una signora sta preparando l'arrosto per il marito, ma ecco che dal forno esce un fumo, profumato si, ma che nulla di buono fa sperare sulla sorte dell'arrosto. Infatti il pollo sta allegramente bruciando. La signora è disperata, ma ecco che trova subito una soluzione: prende uno dei famosi dadi e prepara in due minuti per il marito un ottimo brodo. Sembrava ai tecnici che scenette di questo genere dovessero invogliare migliaia di consumatori ad acquistare il dado. Ed invece l'ufficio vendite della ditta cominciò a lamentarsi perchè, dopo l'inizio della pubblicità televisiva, la vendita dei dadi non aumentava e, anzi, cominciava a diminuire. Preoccupatissimi i "tecnici" della pubblicità si misero a studiare il fenomeno ed alla fine si accorsero dell'errore che stavano commettendo. Il pubblico finiva, infatti, per considerare il dado per il brodo non un prodotto fondamentale, che deve sempre stare in una cucina, ma una specie di sostitutivo di questo o quell'alimento, quando questi si fossero rovinati. E poiché le massaie non pensano mai di poter bruciare un buon arrosto, non ritenevano necessario munirsi di quel dado. Accortisi dell'errore che stavano facendo, i tecnici si precipitarono a realizzare un'altra serie di shorts in cui si affermava che il dado in questione era un alimento insostituibile, qualcosa di infinitamente migliore di qualsiasi arrosto o intingolo, una cosa che tutti preferivano a qualsiasi altro alimento. E naturalmente i risultati furono eccellenti. D'altra parte le centrali pubblicitarie, che si trovano in genere a Milano, sono sempre alla ricerca di idee straordinarie per realizzare filmetti nuovi per "Carosello". Una di queste idee, ad esempio, è quella di utilizzare deputati, uomini politici in genere o grossi giornalisti per reclamizzare qualche prodotto —una cera da scarpe, un dentifrìcio o una benzina—. Ma le trattative in questo senso sono ancora in fase iniziale. L'idea di utilizzare uomini politici per la pubblicità venne ad un tecnico milanese dopo che l'on. De Caro, si presentò con tanto di fanfara dei bersaglieri al "Musichiere", come certamente tutti ricordate. "Se sono disposti ad andare al ‘Musichiere’, saranno anche disposti a presentarsi in qualche ‘Carosello’" disse quel tecnico e cominciò a prendere alcuni contatti. A quanto ci hanno detto, due deputati che sarebbero stati d'accordo a partecipare a "Carosello" sarebbero stati gli onorevoli Covelli e Barzini. Ma per ora non se ne è fatto nulla. In America i tecnici della pubblicità hanno lo strano nome di "persuasori occulti", essi si servono infatti di subdole e misteriose armi per raggiungere il loro pubblico, senza mai svelarsi. Naturalmente questa e un'arte difficile che richiede la più attenta cura di tutti i particolari. Questa minuziosa cura l’hanno imparata anche gli italiani. Per esempio quando sono stati presentati degli "shorts" dedicati alla brilIantina, hanno fatto questo ragionamento. La brillantina oggi è usata prevalentemente nelle regioni del sud: è quindi necessario che i personaggi che presentiamo per reclamizzare la brillantina, siano di "tipo meridionale", cioè bruni, con molti capelli, una faccia "maschia". Allo stesso modo quando si tratta di reclamizzare cose dolci si usa richiedere Silva Koscina, che è divenuta un po' il simbolo della dolcezza in “Carosello”, dove la sua carriera pubblicitaria oscilla tra i budini e le creme da tavola. Ve la ricordate certamente in una recente serie televisiva dal titolo “Miss dolcezza”, in compagnia di Andrea Checchi. -Modugno il "persasuore"- Recentemente è apparso per la prima volta in una serie pubblicitaria anche Domenico Modugno che fa la "reclame" a una società di liquori. Il Mimmo nazionale è arrivato sugli schermi di Carosello attraverso una complessa vicenda. Tempo fa il nostro cantante e autore scrisse una canzone in cui parla di una donna con le parole: "mi dai la carica". Questo "mi dai la carica" assomiglia molto allo slogan pubblicitario di una casa di liquori ed infatti, quando Modugno presentò la canzone a "Souvenir", successero, dietro le quinte, alcuni incidenti perchè il cantante fu accusato di voler fare "pubblicità abusiva". Modugno disse che non ci pensava lontanamente, ma ci pensarono invece i "persuasori occulti" i quali subito gli proposero di far la pubblicità in "Carosello" per quella ditta e utilizzarono la sua canzone come "sottofondo" alla pubblicità. E poiché, sempre nella canzone di Modugno, si parla di "cavalli al galoppo" anche questi cavalli furono inseriti nello "short" così che oggi possiamo vedere alla fine cavalli "in negativo" che sembrano galoppare in cielo. Comunque le canzoni costituiscono un vero e proprio capitolo nel campo della pubblicità. Avete notato per esempio, come la canzone "urlata" stia entrando in questi ultimi tempi tra quelle che accompagnano la pubblicità dei prodotti? E poi vi sono canzoni e canzoncine di tutti i tipi, i cui versi originali vengono trasformati in versetti pubblicitari che non fa molto felici gli autori, tanto più che essendo in genere trasmesse per un tempo inferiore ai quindici secondi non viene loro versata neanche una lira di diritto d'autore. In questo momento, comunque, stanno preparando negli studi cinematografici romani altre due serie televisive per "Carosello", di cui saranno protagoniste Betty Curtis e Tonina Torrielli. Altre canzoni dunque per i cinque "shorts" serali di "Carosello".
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